| Scritto da Step | |
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Cari amici visitate questo blog! Sosteniamo tutti insieme il NO ALLA PEDOFILIA Ridiamo a questo angelo le ali per volare, basta una parola ed un essere umano ritrova la strada e la luce che gli è stata negata. Come sempre un Bacione!
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Cari sostenitori, più che mai abbiamo bisogno del Vostro aiuto, assieme abbiamo vinto tante battaglie, aiutateci a riportare Martina in Italia… Martina viene sotratta dalla madre Danese all’età di 6 anni, sono passati quasi 5 anni, e a quanto pare AL GOVERNO ITALIANO, non interessa nulla di UNA BAMBINA DI 11 ANNI, in grave pericolo…
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Come hai potuto ascoltare Nonna Tosca dichiara che non è stata applicata la Convenzione dell’Aia, che prevede quanto segue: Quando nell’essere rimpatriato il minore corre il rischio per la salute fisica e psichica, NON DEVE ESSERE RIMPATRIATO. Perchè hanno rimpatriato Martina, “per errori burocratici” ? Dove chi ne subisce le conseguenze (da 5 anni) è una bambina di 11 anni ? Martina è una bimba Italiana affidata con Decreto del Tribunale dei Minori al papà ITALIANO, è stata tolta la potestà genitoriale alla mamma per gravi motivi ! La bambina è triste si autolesiona (si leva la pelle dalle braccia e dalle gambe), si fa tutto addosso… Chi è psicologo sa questi sintomi quando si manifestano… L’ultima volta che il papà Fabrizio ha visto Martina, lei URLAVA: “Non voglio tornare in Danimarca, perchè la mamma è cattiva, FA COSE BRUTTE… “ La Danimarca è entrata nell’Unione Europea il 1° gennaio 1973, l’Italia il 23 luglio 1952, a cosa serve l’UNIONE EUROPEA ? A chi serve ? E’ solo “un giochino politico” per avere agevolazioni economiche ? AI BAMBINI NON SERVE A NULLA.. Vince lo Stato che è più forte economicamente, e l’Italia come al solito è l’ultima ruota del carro…
LO STATO DANESE “SNOBBA” L’ITALIA … “SNOBBA” La Convenzione dell’Aia… “SNOBBA” I TRIBUNALI ITALIANI… E L’ITALIA NON SA IMPORSI PER I NOSTRI BAMBINI… SI FA CALPESTARE DA TUTTI…
![]() Ingvar Kamprad fondatore Gruppo IKEA
Quindi avendo perso ogni fiducia, nei politici sia DANESI sia ITALIANI, che a quanto pare NON SONO INTERESSATI a MARTINA, l’aiuto lo chiediamo all’uomo più ricco d’Europa Signor Ingvar Kamprad, fondatore del Gruppo IKEA, con sede in Danimarca, ritenendola persona più efficace ad interagire con lo Stato Italiano e con quello Danese, per il bene di Martina.
Dalla storia di IKEA nel 1997 estrapoliamo:
In un “Europa Unita” solo dal Dio denaro, è diventato inutile, chiedere AIUTO ai politici, l’aiuto lo chiediamo a uomini “che contano”, sperando NEL LORO BUON CUORE…
Scriviamo tutti assieme al Signor Ingvar Kamprad, e per conoscenza alle persone sotto elencate che stanno solo a guardare, risultate: NON IN GRADO DI TUTELARE UNA BAMBINA DI 11 ANNI. CLICCA QUI PER MANDARE UNA MAIL ANCHE TU al Ministro della famiglia Danese, Ministro della giustizia Danese, Ministro degli Interni Danese, Vice Presidente della Commissione Europea On. Franco Frattini, Ministro degli Esteri On. D’Alema, On. Rosi Bindi, Europarlamentare On. Roberta Angelilli e Ambasciatore Italiano in Danimarca Andrea Mochi Onory di Saluzzo
Signor Ingvar… Martina è nelle sue mani…
Cari sostenitori DIFFONDETE A TAPPETO !
Ogni Vostra mail può contribuire a salvare Martina.
- IMPORTANTE… altra cosa da fare -
Se vi capita di andare presso qualche centro IKEA, consegnate l’appello d’aiuto per Martina direttamente agli uffici IKEA.
L’unione fa la forza, tutti assieme per i nostri bambini.
Grazie a tutti. IL COMITATO TROVIAMO I BAMBINI |
| a cura di Vittoria Messina | |
| giovedì 15 novembre 2007 | |
PALERMO. Minacciava di morte la ragazzina di 12 anni e abusava sessualmente di lei nel retrobottega del proprio generi alimentari. E’ successo a Palermo dove un uomo di 61 anni, contando sulla fiducia dei genitori della bambina, approfittava della situazione per abusare di lei ripetutamente. Infine comprava il silenzio della sua vittima con 5 euro farcite di minacce. L’uomo oggi è stato arrestato dalla Polizia di Palermo, dietro provvedimento firmato dal Pm, coordinatore dell’indagine, Claudia Caramanna. Le minacce non si limitavano ai momenti in cui avveniva l’abuso, ma erano perpetrate anche quando la piccola attraversava la strada del suo negozio, o si verificavano sottoforma di intimazioni a non uscire da casa, o a percorrere strade diverse da quelle abituali. L’uomo era sicuro di aver ottenuto il silenzio della sua vittima, ma non è stato così: la piccola è riuscita a reagire, raccontando l’accaduto ai genitori. Il padre della bambina in un primo momento era intenzionato a risolvere la questione ricorrendo ad una giustizia sommaria, probabilmente per evitare che la voce dell’accaduto si diffondesse nel quartiere. Ma l’iniziale richiesta di chiarimento si è poi trasformata in una faida tra famiglie intenzionate a scontrarsi sulla strada (dando corpo alle tanto temute “voci” nel quartiere). L’uomo è stato portato via dalla Polizia oltre che per suo crimine, anche per evitare che venisse ucciso dalla famiglia della piccola. Ma non è stato il polverone sollevato a portare la notizia alle forze dell’ordine, né denunce esposte da parte di qualcuno coinvolto nella vicenda. Sono state alcune indagini disposte dall’Autorità Giudiziaria, su un fenomeno di dispersione scolastica, che coinvolgeva anche la bambina in questione a portare alla luce la drammatica realtà e a consegnare il colpevole nelle mani della giustizia. Interamente tratto dal sito www.iblon.it |
da avvenire:
La Cassazione: Abusi sui bambini, i genitori non vanno «demonizzati»
Stop alla «demonizzazione» dei genitori delle piccole vittime di abusi sessuali. La Cassazione ieri ha messo un punto fermo sull’attendibilità dei racconti fatti dai familiari in merito alle violenze subìte dai figli. La terza Sezione penale, con la sentenza 42984, ha respinto il ricorso della difesa di Rocco B., un calabrese di 54 anni già condannato dalla Corte d’appello di Reggio Calabria a sei anni di reclusione per violenza sessuale sulla nipotina di 5 anni. È stata così bocciata la tesi avanzata dalla difesa, secondo la quale la bambina era stata sicuramente «condizionata » dai parenti più stretti e che sicuramente il racconto era stato «snaturato ed esasperato dai parenti». «Questo modo congetturale -prosegue la sentenza - di adombrare la rispettabilità delle persone dei genitori e parenti, che è ormai una forma consueta di demonizzazione delle dichiarazioni di quei familiari in queste dolorose vicende, sarebbe solo un disdicevole espediente dialettico, di nessuna utilità probatoria, se non si esemplificano le circostanze e le ragioni che possono avere indotto quelle persone ad operazioni tanto riprovevoli». La Suprema corte ha inoltre aggiunto che «discettare dell’inattendibilità » delle piccole vittime «solo perchè le loro versioni non sono tutte omogenee, ma in parte discordanti rispetto a quelle che forniscono successivamente, è insignificante». La sentenza ha aggiunto anche che «nella più consolidata letteratura psichiatrico-infantile c’è unanimità nello stabilire che la variabile del racconto di un vissuto dipende dalla storia personale dei singoli bambini, e dalla modificabilità dei fattori che possono modulare il loro interesse e la loro attenzione in un certo momento». In altre parole, la Cassazione sostiene che «nel pensiero degli studiosi non è agevole pensare a quei piccoli come a persone capaci di sofisticate bugie e fantasticherie». Quanto alla necessità di ricorrere ad una perizia psichiatrica sui minori vittime di abuso, il relatore Luigi Tardino ha specificato che «non esiste nella concezione del nostro legislatore l’idea del miracolo tecnologico qualche ultimo e magico supporto di una decisione tormentata e impossibile: perché, alla base di certe scelte tecniche c’è sempre l’uomogiudice che ha solo il bisogno, eventualmente, di integrare certe sue conoscenze tecniche per decidere, ma per decidere con la sua testa». In sostanza, oltre alla perizia psicologica, «è necessario chiarire che non ci sono deroghe al libero convincimento del giudice nell’ambito di un rigoroso riscontro della logicità della sentenza ». E dunque «eventuali eccezioni di supporto tecnico e tecnologico, non condizionanti la decisione stessa, sono consentite - ha concluso la Suprema corte - solo se il giudice ne apprezzi l’assoluta necessarietà». Da qui il rigetto del ricorso di Rocco B. condannato anche a rifondere i familiari della bambina con 1.500 euro.
Vi prego di leggere e riportare nei vostri blog la storia di questa mamma.
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?action=new_pg&cl=2&ip=3&iv=3&im=198
http://massimilianofrassi.splinder.com/ (post del 21/11/2007)
Dopo se volete firmate la petizione perchè sia fatto qualcosa....
http://www.petitiononline.com/mariapia/petition.html
Grazie.