lunedì, 21 settembre 2009
Carissimi, come vi avevo promesso posterò la seconda parte della conferenza, in modo che possiate ascoltarla tutta prima del 26 settembre....augurandomi che siate in molti a parteciparvi.
Domani, l'ultima parte.
Prima però voglio ricordare un altro uomo servitore dello Stato che venne ucciso il 21 settembre del 1990.
Il suo nome è  Rosario Livatino...chiamato "Giudice ragazzino ".
Venne ucciso dalla mafia...anche se... sarebbe più giusto dire che è morto perchè ha toccato interessi che non dovevano essere toccati..infatti furono diverse le inchieste che condusse,che confluivano tutte in un unico comune denominatore..."Potere occulto"....che decretarono la sua morte.
Il potere che si intreccia, il potere che uccide chi lo ostacola.
Posterò in suo ricordo un articolo preso da Antimafia Duemila e tratto da Repubblica, il quale mi sembra poter in poche e semplici parole riassumere la sua vita vissuta da uomo dello Stato e da uomo giusto con principi che tutti noi dovremmo prendere ad esempio.

Un abbraccio d'amore a tutti!

 ... al giudice Rosario Livatino

Per non dimenticare il coraggio di Livatino


di Luca Tescaroli


Il 21 settembre 1990 veniva eseguito con ferocia l'omicidio di Rosario Livatino. Lungo la superstrada Canicattì Agrigento, una Fiat Uno turbo diesel, con due sicari a bordo, speronava la Fiesta rossoamaranto sulla quale viaggiava il giudice non ancora trentottenne, mentre sopraggiungeva una moto enduro con a bordo altri due membri del commando. E subito una pioggia di colpi crivellava la macchina di quel magistrato, che, colpito a una spalla, invano cercava scampo nell'arida sterpaglia del vallone, ove veniva rincorso e braccato dai killer che barbaramente gli toglievano la vita senza trascurare di lanciargli "un'infamia verbale". Quando appresi dell'efferato agguato e delle modalità dell'esecuzione, provai dolore e rabbia. Non potevo accettare che fosse morto in quel modo e mi sono chiesto come fosse stato possibile lasciare senza la minima protezione un magistrato da tempo impegnato nella trattazione di processi concernenti la criminalità mafiosa.
A dodici anni di distanza con soddisfazione possiamo dire, dopo la celebrazione di tre processi le cui condanne sono divenute definitive, che quei mafiosi di Palma di Montechiaro hanno un nome e quel delitto un perché. L'eliminazione, con funzione preventiva e di vendetta di Rosario Livatino, è coincisa con un momento di profondo e sanguinoso scontro mafioso ed è stata decisa ed eseguita dalla Stidda per dare un segnale inequivocabile di potenza militare agli avversari di Cosa nostra, un modo obliquo di mettersi in pari con la spietata eliminazione del giudice Antonio Saetta e del figlio Stefano, decretata ed eseguita da Cosa nostra.
Dimenticato dalle istituzioni, spesso distratte e poco accorte verso i propri servitori più zelanti e impegnati, Livatino apparteneva a quel gruppo di persone, ancora non troppo numeroso, che hanno fatto e fanno del coraggio e dell'adempimento del dovere, nel completo rispetto della legge, uno stile di vita. Egli sapeva bene i rischi che correva ma rimase al suo posto nonostante le minacce e gli avvertimenti, l'assenza dei mezzi, le singolari prudenze dei superiori e il senso di impotenza. Un eroe moderno cui il nostro Paese, senza retoriche celebrative, deve essere profondamente grato e che non può essere dimenticato per la sua lezione di professionalità e dignità. Grato, innanzitutto, per aver testimoniato un insegnamento decisivo in ogni tempo: il proprio dovere non può essere condizionato dall'interesse personale, dal compromesso e dall'esistenza di pericoli. La paura, sulla quale prosperano la mafia e l'omertà, può essere sconfitta. Una lezione recepita dal rappresentante bergamasco di porte blindate, Pietro Nava, il quale, avendo assistito all'imboscata e all'inutile fuga del magistrato nei campi sottostanti la strada, non si è tirato indietro e ha testimoniato e denunciato gli aggressori, consentendo di individuare i componenti del gruppo di fuoco.
C'è ancora un'altra ragione di enorme gratitudine nei confronti di Rosario Livatino. Quell'assassinio scosse il Paese e rappresentò la causa determinante per far approvare, nel gennaio del 1991, la prima normativa sui collaboratori di giustizia che, dando dignità giuridica all'istituto, ha fattivamente contribuito ad arginare il potere mafioso e a ottenere gli straordinari risultati in termini di condanne, cattura di latitanti e rinvenimento di armi ed esplosivi. L'anniversario di quell'atroce delitto offre anche l'occasione a tutti i cittadini e ai rappresentanti delle istituzioni per riflettere sulla realtà che oggi viviamo, caratterizzata da una magistratura socialmente isolata e invisa al potere, e da una fase di ciclo basso della lotta alla mafia. Proprio quando la criminalità di tipo mafioso è tornata a essere un affare di pochi, magistratura e forze dell'ordine soprattutto, assistiamo al varo di nuove leggi e alla presentazione di disegni di legge (progetto Cirami, Anedda Pittelli) che se approvati renderanno sempre più difficile l'azione di contrasto al crimine organizzato, impoveriranno ed elimineranno gli strumenti investigativi a disposizione, creeranno le premesse per offrire ai mafiosi innegabili vantaggi processuali e per controllare e condizionare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, garante indipendente di regole uguali per tutti, che ha dimostrato di saper efficacemente arginare i fenomeni delinquenziali che affliggono la Nazione.
Ritengo che il forte debito di riconoscenza nei confronti di Rosario Livatino e del suo luminoso esempio di vita imponga una rivisitazione critica di quelle iniziative se non si vuole essere costretti a commemorare negli anni a venire altri colleghi del compianto magistrato.

Tratto da la Repubblica edizione Palermo 20 settembre 2002
 

ANTIMAFIADuemila N°26

 


martedì, 11 agosto 2009

http://www.benessere.com/salute/images/74_fagociti_mononucleati.jpg            http://www.racine.ra.it/planet/testi/Foto/terras.jpg

Questa mattina leggo sul televideo la notizia che alcuni ricerca argentini hanno individuato un nuovo circuito immunitario, il che si traduce in una possibilità di guarigione per tante persone affette da tali patologie, cioè si potrà nuovamente riequilibrare l’organismo di un uomo malato di una malattia autoimmune, i cui autoanticorpi che di norma servono da guardiani contro attacchi esterni, in questo caso attaccano in maniera irreversibile nell’organismo.
Questo perché vi è mal funzionamento del sistema immunitario il quale attacca cellule sane dell'organismo portandolo a una lenta e inesorabile degenerazione.


Questa la notizia:
“Un gruppo di  ricercatori argentini dell’istituto di biologia e medicina sperimentale ha scoperto un nuovo circuito immunitario, che aiuta a sviluppare i meccanismi  di tolleranza nei processi di auto-immunità e di cancro.
Il sistema immunitario scoperto  consiste in un complesso meccanismo di difesa capace di distruggere  tra i componenti propri dell’organismo quelli estranei, quali batteri, parassiti, virus e tumori”
Fonte:televideo.


Ma vi chiederete voi….” E cosa c’entra questa notizia con gli argomenti trattati da questo blog?”
Apparentemente nulla, se non fosse per il fatto che ho fatto una piccola associazione di idee…che nascono da quell’appellativo che spesso abbiamo dato alla Mafia, alla Pedofilia, ed a  tanti altri piccoli e grandi reati….”Cancro sociale”….lo abbiamo definito!
Ed allora con un piccolo sforzo d’immaginazione….ho visto un organismo, un corpo forte e reduce da tante infezioni, infiammazioni, influenze che negli anni della sua vita ha contratto, ma che il suo sistema immunitario ha puntualmente eliminato, o almeno così credeva.
Dico, così credeva, perché in realtà qualcosa dentro di lui è rimasto….un virus? Un batterio? Agente chimico? Un parassita?
Non lo sa…e non sa di possederlo, perché in maniera subdola lo sta danneggiando, lo sta infiammando.. iniziando così il suo lungo percorso all’interno di questo organismo, ma lo fa in maniera quasi diabolica….convince lo stesso organismo a smuovere la flotta degli autoanticorpi contro se stesso e non verso la causa….lo convince che la causa del  suo male è se stesso e inizia quella distruzione irreversibile che porta l’uomo all’autodistruzione…facendolo diventare un malato “Cronico”.
Gli studiosi ed i medici fino ad ora hanno utilizzato alcuni farmaci di fondo x rallentare questo processo, ma non sono mai riusciti a trovare una cura che faccia guarire questi malati…..e questo farmaco risulta solo un tampone, perché la malattia è lì che aspetta il momento migliore per uscire di nuovo alla scoperto e continuare a fare i suoi danni.
Ma il problema principale qual è?
Averlo convinto che non è qualcosa di esterno a se ad averlo fatto ammalare…ma qualcosa che egli possiede, e per riottenere quanto perso si decide di dichiarare guerra, ma guerra a chi? E come?….Diventa così un po’ come il principio di coloro che diventano kamikaze…..sacrificare se stessi per vincere…bè alla fine perdono sempre tutti.
E l’uomo resta lì con i suoi alti e bassi…vive ogni giorno la sua vita come può…la riorganizza perché non può fare più molte cose che faceva prima….ma quella spina sul fianco è sempre lì, ci fa quasi l’abitudine…..ma spera, spera sempre che domani sia un buon giorno per sentirsi dire…”Signor mio…abbiamo trovato la cura”ma potrebbe mai aspettarsi di sentirsi dire…”il farmaco è già dentro di lei”?
Difficile da accettare…è sempre stato lì, com’è che non se ne è mai accorto?
Magari non sarà esattamente così per guarire da queste malattie…ma sono convinta che la cura e la guarigione a tutti i nostri mali, è dentro di noi…perché siamo stati noi inconsapevoli o meno a fare entrare il male….e con la stessa capacità, e ancor di più se consapevole si può trovare l’antidoto.
Bene adesso….

torniamo al nostro cancro sociale….

L’organismo è il nostro mondo,...bello,forte,resistente,intoccabile,reduce da tante violenze, fatte di lotte, battaglie, guerre, ma via via nel corso del tempo qualcosa di irreversibile lo sta inducendo all’autodistruzione…qualcosa che gli sta facendo credere di essere insito in lui.
E’ entrato pian piano ed ha cominciato il suo lavoro, ha infiammato i cuori della gente, ha annebbiato le menti e fatto illudere le persone che solo con la violenza, con il rancore, con il compromesso al male si può vincere e debellare quel male che ci affligge continuamente….quasi come una febbricola costante che non ci permette di godere a pieno della bellezza che ci spetta di diritto.
Ha convinto molti che la strada giusta per guarire sia distruggere se stesso…e se stesso è uccidere giorno dopo giorno l’altro…ma l’altro è un altro piccolo anticorpo, proprio come te, che dovrebbe per natura rivoltarsi contro un agente estraneo…non contro un suo simile.
La mafia per esempio, ha cominciato il suo percorso, facendo credere a tanti che non esisteva….quando poi è dovuta uscire allo scoperto, ha fatto in modo di infiltrarsi talmente in profondità, che quasi non si riconosce più….sono pochi ancora a vederla e a riconoscerla…e se la riconoscono e allertano tutti gli altri….vengono uccisi, bè un po’ come quel procedimento di cui parlavo sopra….”non viene eliminato ciò che è dannoso, ma ciò che si fa credere sia dannoso”.
L’uomo non riesce più a capire quello che sta succedendo….sente un insoddisfazione quotidiana, sente che qualcosa non va…molti vorrebbero ribellarsi, ma sono deboli, deboli nel corpo, deboli nella mente….e non è solo mancanza di volontà ma oggettivamente sono stati privati pian piano di quella forza necessaria per riconoscere dove stà il bene per distinguerlo dal male.
L’intento è proprio questo….non fare distinguere più nulla…tutto deve diventare grigio, perché se solo l’uomo ritornasse ad avere una chiara consapevolezza del bene e del male…essi a loro volta cesserebbero di esistere…perché esisterebbe solo uno stadio…lo stadio della perfezione.
Ma l’uomo per ora ha bisogno di trovare quella cura, e quella cura risiede nell’alimentarsi giorno dopo giorno di quello che succede attorno a lui e condividerlo, che sia fisicamente o moralmente poco importa al momento, ma deve iniziare, perché un po’ come la notizia di stamattina sulla scoperta di un nuovo circuito immunitario, che potrebbe permettere di guarire da una malattia autoimmune, così esiste la cura a questo cancro sociale…..cosi un giorno potremmo dire….
“  DALLE  MAFIE  SI  PUO’  GUARIRE “.
Diventiamo ricercatori e sperimentatori di questa malattia…uniamo le nostre forze e troviamo la cura….perché la cura c’è!

A proposito…gettate anche uno sguardo ai malati di malattie autoimmuni….voi che siete loro cari, amici o semplicemente persone che vogliono portare un po’ di conforto a coloro che soffrono.
Andate nei loro siti, conosceteli….”E’ gente forte e speciale”.
Ve lo dice una persona che li conosce bene…..più di quanto possiate immaginare.
postato da: rosalea alle ore 10:29 | Permalink | commenti (3)
categoria: , malattie autoimmuni, il sistema immunitario
sabato, 23 maggio 2009
"Caro Giovanni...
inizierei così a scriverti una lettera se tu fossi ancora in vita, ma tu non lo sei più, non almeno per come intendiamo noi essere in vita.
Ed allora ti scrivo come una figlia scriverebbe ad un padre che precocemente è stato tolto alla vita...ma sapendo che non sei morto di Cancro organico, ma per mano di un Cancro sociale che ha voluto distruggere chi aveva trovato la cura...
Ti scrivo pur non avendoti mai conosciuto, ma mi hai insegnato tante più cose tu da morto e da vivo di quanto altri abbiano già fatto e faranno nella mia vita, e così come a tanti altri giovani siciliani e non, che credono nella legalità e nella voglia di cercare la verità.
Vorrei confidarti un mio desiderio...
Vorrei chiedere a Dio un miracolo, e se questo, Dio me lo volesse concedere come unico in tutta la mia esistenza, gli chiederei di darmi per un attimo la capacità di tornare indietro con la consapevolezza di oggi e di trasformarmi per un misero istante in un uccellino per sussurrarti all'orecchio di non prendere quell'autostrada.
E credimi, anche se tu lo sai già,chiedergli oggi a Dio un unico miracolo e destinarlo a te per me varrebbe la rinucia forse alla mia vita stessa...ma lo farei, perchè se sono quella che sono oggi, lo devo in parte a te ed al tuo esempio di vita.
La tua consapevolezza da lassù sicuramente è diversa è più ampia di quando eri fra noi, ma vorrei tanto sapere cosa pensi di questa nostra grande e povera Italia di oggi,
come vedi oggi gli uomini in giacca e cravatta, simili a quelli se non gli stessi che vedevi tu nei tuoi giorni di vera lotta,
che parlano di lotta alla mafia, quando la loro misera vita è collusa con essa. Niente sembra essere cambiato..ma le tue parole hanno comunque attecchito nelle tante persone che credono nella libertà!
Vorrei chiederti cosa provi davanti a tanto sgomento italiano e mondiale...Lo sò ti sto facendo tante domande come una figlia le porrebbe al suo papà..ma so che come padre pur tu non essendolo mai stato, mi risponderesti con le lacrime agli occhi e abbracciandomi.
Ed infatti e proprio questo quello che vorrei.... poterti abbracciare anche per un solo istante ma non è possibile....
promettimi solo che un giorno quando ti riincontrerò verrai a salutarmi e con un dolcissimo bacio sulla fronte mi sussurrerai che non sono stata un'illusa a continuare a credere che un giorno la mafia non esisterà più e che ho speso giustamente la mia vita nella lotta contro ogni tipo di compromesso.
Ti voglio bene Giovanni Falcone...e salutami Paolo. "



Cari amici,
so che non avrei dovuto scrivere per ciò che ho scritto nel post precedente, ma l'amore puro e sincero che provo per tutti questi uomini che hanno sacrificato la loro vita per la speranza di un bene comune non mi ha permesso di tacere...non in questo giorno di ricordo.
Un abbraccio a tutti
postato da: rosalea alle ore 10:44 | Permalink | commenti (3)
categoria:giovanni falcone, , commemorazioni
sabato, 28 giugno 2008
Questo post da inizio ad una serie di scritti e notizie che saranno scanditi nel tempo in ordine alla mafia, senza per questo trascurare  o mettere al secondo posto  il tema principale di questo blog."La Pedofilia".
Era già da tempo che avevo in mente di iniziare questo percorso con voi, ma puntualmente per mancanza di tempo l'ho rinviato...Adesso è arrivato il momento..Non si può e non si deve più tacere!
Gradirei sapere se questo nuovo percorso vi interessa...
per me è importante sapere come la pensate!!


               PER  NON  DIMENTICARE!!


                                                  Giovanni Falcone

"Gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini"
http://www.fondazionefalcone.it

                                            
Pino Puglisi


"Se ognuno di noi fa qualcosa insieme possiamo fare molto"


Paolo Borsellino

"Se la gioventù le negherà il consenso, anche la onnipotente, misteriosa mafia svanirà come un incubo"

http://www.progettolegalita.it


Foto tratte dal sito:  http://www.palermoweb.com

Palermo. Ingroia: "Siamo all'anno zero della legalità"
Inviato da Redazione
sabato 28 giugno 2008
PALERMO. «Siamo ben oltre ormai le leggi ad personam e l'assedio alla libera informazione. Siamo all'anno zero della legalità, al deserto dei diritti. È purtroppo in atto un tale meccanismo di assuefazione che neanche ce ne accorgiamo».
Sono le parole del pm antimafia di Palermo Antonio Ingroia nel corso dell'intervento di ieri al congresso di Sinistra Democratica e riportate stamani da «La Repubblica». «Sono pronto - precisa Ingroia parlando alla platea - a raccogliere anche un invito da un partito di maggioranza, per andare a spiegare le stesse cose. Non mi ero tirato indietro quando si era trattato di polemizzare anche con Prodi e Mastella».
«A Palermo - aggiunge il pm - fra un mese saremo costretti a bloccare le intercettazioni. Ma non quelle per le veline.
Quelle contro la mafia, quelle che hanno portato in galera Riina e Lo Piccolo. Ma perchè nessuno parla di questo?».
«Oggi - secondo Ingroia - si torna indietro anche nella lotta alla mafia. Il 41bis per esempio è solo un fantasma di quel che era». «La mafia - denuncia Ingroia - è tornata nei salotti, ad allearsi con la massoneria, ma di questo non si deve parlare». In merito al «silenzio stampa» su intercettaioni e procedimenti giudiziari Ingroia commenta: «il diritto all'informazione non è dei giornalisti, ma dei cittadini». «Così - conclude - si apre un baratro fra istituzioni e cittadini, e la sete di giustizia e verità resta inappagata»
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www.fuoririga.com
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"Blu notte": stasera dalla morte di Borsellino ai giorni nostri
Inviato da Redazione
sabato 28 giugno 2008
ROMA.Storie di mafia: dalla morte di Borsellino ai nostri giorni; a «Blu Notte - Misteri italiani», il programma di Carlo Lucarelli in onda su Raitre oggi alle 23.15. Palermo, 19 luglio 1992: in via D'Amelio il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta vengono uccisi da un'autobomba. Cinquantasei giorni dopo la strage di Capaci, era difficile pensare ad un nuovo massacro. Ma Cosa Nostra non rinuncia ai suoi obiettivi di morte. E pochi mesi dopo, per la prima volta nella sua storia, colpisce anche fuori dalla Sicilia: a Milano, Firenze e Roma, la mafia cerca le stragi indiscriminate.
A distanza di un decennio, rimangono ancora oscuri i moventi di quella strategia; così come rimangono oscure le ragioni dell'improvviso successivo silenzio che caratterizza ancora oggi il comportamento di Cosa Nostra.

www.fuoririga.com
postato da: rosalea alle ore 20:03 | Permalink | commenti (6)
categoria:mafia, paolo borsellino, giovanni falcone, , pino puglisi